Alfa
L’Alfa (α) è una misura di performance che indica il rendimento in eccesso di un investimento rispetto al suo benchmark di riferimento, al netto del rischio assunto. Un valore positivo segnala che il gestore ha battuto il mercato, mentre un valore negativo indica una sottoperformance.
Che Cos’è e Come Funziona
L’Alfa è uno degli indicatori più importanti per valutare la capacità di un gestore o di una strategia di investimento di creare valore aggiunto. A differenza del semplice rendimento, questo coefficiente misura quanto un investimento ha performato rispetto alle aspettative basate sul suo livello di rischio.
In termini pratici, risponde alla domanda fondamentale: “Il gestore ha davvero aggiunto valore con le sue scelte, o il rendimento è semplicemente dovuto all’andamento del mercato?” È particolarmente importante per chi investe in fondi a gestione attiva, dove si pagano commissioni più elevate proprio per ottenere questo extra-rendimento. Secondo le ricerche di Morningstar, meno del 5% dei fondi attivi riesce a generare un valore positivo consistente nel lungo periodo.
Come Interpretare i Risultati
Valore Uguale a Zero
Il portafoglio ha performato esattamente come previsto dato il suo livello di rischio. Il gestore non ha aggiunto né sottratto valore rispetto al benchmark.
Valore Positivo (Sovraperformance)
Il portafoglio ha battuto le aspettative. Un valore di +2% significa che il gestore ha generato un rendimento del 2% superiore a quanto ci si sarebbe aspettati dal suo livello di rischio. Questo indica abilità nella selezione dei titoli o nella gestione attiva. È il risultato che ogni investitore cerca quando paga commissioni elevate.
Valore Negativo (Sottoperformance)
Il portafoglio ha sottoperformato rispetto alle aspettative. Un risultato di -1,5% indica che il gestore ha fatto peggio del mercato, considerando il rischio assunto. Questo può essere dovuto a scelte sbagliate o commissioni troppo elevate che erodono i rendimenti.
Immaginiamo due fondi con rendimento del 12% annuo:
Fondo A: Ha un Beta di 1,5 (alta volatilità). Dato il suo rischio, ci si aspettava un rendimento del 14%. Risultato: -2% (sottoperformance)
Fondo B: Ha un Beta di 0,8 (bassa volatilità). Dato il suo rischio, ci si aspettava un rendimento del 9%. Risultato: +3% (sovraperformance)
Nonostante entrambi abbiano reso il 12%, il Fondo B ha creato più valore perché ha superato le aspettative per il suo livello di rischio, mentre il Fondo A ha deluso considerando la volatilità sostenuta.
Metodologia di Calcolo
Il calcolo si basa sul Capital Asset Pricing Model (CAPM) e confronta il rendimento effettivo con quello teorico atteso. I componenti chiave della formula sono:
- Rp: Rendimento del portafoglio nel periodo considerato
- Rf: Tasso risk-free (solitamente titoli di stato a breve termine)
- β: Beta del portafoglio (misura del rischio sistematico)
- Rm: Rendimento del mercato di riferimento o benchmark
La formula sottrae al rendimento effettivo quello che il portafoglio avrebbe dovuto rendere secondo il CAPM, dato il suo rischio sistematico misurato dal Beta. Per approfondimenti sul CAPM, puoi consultare le guide CONSOB sulla valutazione degli investimenti.
Applicazioni Pratiche nell’Analisi degli Investimenti
Questo indicatore è fondamentale per diversi scopi nell’analisi finanziaria:
- Valutazione dei fondi attivi: permette di capire se le commissioni più alte sono giustificate dalla performance ottenuta
- Selezione dei gestori: identifica i manager davvero abili nello stock picking e nel market timing
- Confronto tra strategie: confronta l’efficacia di diverse strategie di investimento su base risk-adjusted
- Analisi della performance: separa la bravura del gestore dalla fortuna derivante dai movimenti di mercato
Il coefficiente viene sempre calcolato al netto delle commissioni. Questo è fondamentale perché anche un gestore abile potrebbe avere un risultato negativo se le commissioni sono troppo elevate. Per i fondi a gestione attiva con commissioni del 2-3% annuo, generare un extra-rendimento positivo consistente è estremamente difficile, come dimostrano gli studi di Borsa Italiana.
I valori calcolati su periodi brevi possono essere dovuti alla fortuna più che all’abilità effettiva del gestore. Gli studi dimostrano che meno del 5% dei gestori riesce a generare extra-rendimenti positivi in modo consistente su orizzonti lunghi (10+ anni). Un risultato positivo in un anno non garantisce performance future simili.
Gestione Attiva vs Passiva: Il Ruolo Chiave
Il dibattito tra gestione attiva e gestione passiva ruota proprio attorno a questo concetto:
- Gestione Passiva (ETF indicizzati): Valore ≈ 0 per definizione, perché replicano il mercato con commissioni bassissime (0,1-0,3% annuo)
- Gestione Attiva (fondi comuni): Puntano a generare extra-rendimenti attraverso stock picking e market timing, ma con commissioni elevate (1,5-3% annuo)
Per giustificare la scelta della gestione attiva, l’extra-rendimento generato deve essere abbastanza alto da coprire le commissioni aggiuntive. Se un fondo ha commissioni dell’1,5% superiori a un ETF, deve generare almeno +1,5% solo per pareggiare la performance dell’investimento passivo.
L’Indicatore di Jensen
La misura più utilizzata è quella sviluppata dall’economista Michael Jensen nel 1968, nota come “Alpha di Jensen”. Questa metodologia si basa sul modello CAPM e permette di valutare oggettivamente se un gestore ha creato valore al netto del rischio assunto.
Altri tipi di misurazione includono l’indicatore statistico (basato su modelli complessi) e quello di mercato (confronto diretto con i movimenti di mercato). Ciascuna metodologia ha i suoi punti di forza a seconda del contesto applicativo.
Limitazioni e Considerazioni Critiche
Nonostante la sua utilità nell’analisi finanziaria, questo indicatore presenta alcune limitazioni importanti:
- Dipendenza dal benchmark: un benchmark scorretto o non rappresentativo può distorcere completamente il valore calcolato
- Non distingue le cause: un risultato negativo può derivare da commissioni alte, scarsa abilità del gestore o entrambe
- Volatilità temporale: il coefficiente può variare significativamente nel tempo, rendendo difficile identificare pattern stabili
- Misura retrospettiva: calcola performance passate che non garantiscono assolutamente risultati futuri simili
È quindi importante utilizzare questo strumento insieme ad altri indicatori come lo Sharpe Ratio, il Treynor Ratio e l’Information Ratio per ottenere una valutazione completa della performance di un investimento.